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L'ABBAZIA DI SAN GALGANO: E SE RE ARTÙ FOSSE TOSCANO?

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San Galgano

Se è noto che gran parte delle leggende abbiano un fondo di verità che spesso si perdono nei meandri della storia, sorprende invece che alcune tradizioni popolari e culti religiosi apparentemente lontanissimi tra loro si ritrovino ad avere un filo conduttore che li lega e li accomuna.
È questo il caso di Montesiepi e del mito della spada nella roccia, ormai diventato anche un cult Disney.
Quanto è stato bello da bambini farsi ammaliare dal ciclo bretone e dalle saghe di Re Artù, Mago Merlino e dei Cavalieri della Tavola Rotonda, ma se vi dicessimo che la spada nella roccia, in realtà non si trova, come si potrebbe facilmente supporre, in un maniero sulle rive della Manica, ma in piccolo centro rurale della Toscana, in Val di Merse, nella pianura tra Monticiano (SI) e Chiusdino (SI)?

Entrando all'interno della Abbazia di San Galgano, infatti, ci possiamo imbattere davvero in una vera e propria spada conficcata nella roccia per mano del cavaliere Galgano Guidotti.

È il pieno XII secolo e Galgano, un giovane di origini nobili, dopo una prima parte della vita non molto virtuosa e religiosa, decide di convertirsi, in seguito a due visioni successive in cui l’Arcangelo Michele gli indicò quale dovesse essere il suo percorso di fede, invitandolo a seguirlo. Galgano attraversò un ponte e raggiunse Montesiepi dove si trovò di fronte ad un edificio circolare e, per accedervi, dovette percorrere un cunicolo sotterraneo. Al suo interno lo attendevano i dodici apostoli. 

Nei giorni seguenti ripercorse il tragitto avuto in visione e proprio a Montesiepi il suo cavallo si rifiutò di avanzare. Galgano non vide nei dintorni la struttura circolare nella quale era entrato, ma intuì che il luogo esatto nel quale il suo destriero si era impuntato sarebbe divenuto un luogo sacro. Attorno a lui non trovò alcun ramo per realizzare una croce, allora estrasse la propria spada e la conficcò nel terreno. La pietra sottostante si fece miracolosamente tenera come il burro ed affondò l’arma quasi fino all'elsa. Decide allora di piantarvi la spada. E l’arma si conficca così bene nel terreno – con l’elsa che disegna una croce perfetta nell’aria – che né Galgano, né nessun altro riuscì più ad estrarla.

Ma cosa lega in definitiva Re Artù a San Galgano? Una teoria tra le più accreditate li accomunerebbe ai medesimi elementi simbolici, ma invertiti, quasi fossero speculari: re Artù crea una tavola rotonda attorniato da altri cavalieri e quindi soldati rappresentanti il potere terreno; Galgano, trovandosi in un luogo circolare, una rotonda, con al suo centro il punto esatto della visione divina, dove è stata piantata la spada nella roccia, diventa un centro del mondo che mette in comunicazione le tre aree cosmiche: terra, cielo e quella sorta di inferi costituiti dalla sottostante caverna.
Inoltre Artù divenne re estraendo la spada dalla roccia (o da un’incudine); mentre Galgano compie il gesto opposto conficcando la spada e quindi spogliandosi del ruolo militaresco per assumere quello religioso.

 

Esistono pochi posti al mondo capaci di emozionare i visitatori e di lasciarli completamente senza parole, suscitando sensazioni di intensa e completa suggestione, come questa chiesa.
Come accade forse solo alla Sagrada Familia di Barcellona e a Notre Dame de Paris, quel che più sconvolge per l’emozione è la luce che pervade la struttura.
L’assenza del tetto infatti, distrutto nel 1786 da un fulmine, permette alla luce di cambiare con il trascorrere delle ore, insinuandosi tra i mattoni, mettendo in rilievo le colonne e illuminando i capitelli scolpiti.

Per innamorarsi dell’Abbazia di San Galgano basta poco, ma trascorrere qualche ora al suo interno, all’alba o al tramonto, può far scatenare una passione senza limiti. E se ne avete la possibilità, fate scendere la sera ed ammiratela illuminata da un sapiente gioco di luci che ne evidenziano le linee austere e solenni.
Se amate fare fotografie non riuscirete a contenervi: migliaia di scatti non saranno sufficienti a saziarvi e vorrete continuare, tornare, farvi nuovamente prendere dalla magia infinita di questo luogo.

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