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MANGIARE E BERE: PIADINA E SANGIOVESE

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Vino/Wine

Farina, acqua, strutto. Tre sono gli ingredienti che accomunano i panificati più caratteristici dell’Emilia Romagna. Per chi visita questi territori e ama assaggiare i cibi locali spesso rischia di fare confusione attribuendo specialità di una città ad un’altra, ma in Italia ci sono tantissime differenze nel cibo anche tra città che distano pochi chilometri.
Le crescentine per esempio sono un piatto tipico di Bologna, mentre le tigelle sono di Modena

In Romagna invece è la piadina a regnare sovrana e mettere tutti d’accordo, o quasi. 

Definita dal grande poeta Giovanni Pascoli “il pane, anzi il cibo nazionale dei Romagnoli”, la Piadina romagnola è una sfoglia deliziosa dalla storia lunghissima che, da pane dei poveri, emblema della vita rustica e campagnola per eccellenza, si è trasformata in prodotto di largo consumo conosciuto ed apprezzato in tutto il mondo.

Questo piatto ha origini antichissime, tanto da essere citate, sotto il nome di mensa, da Virgilio nel VII libro dell’Eneide.
Il poeta latino parla di un disco sottile, abbrustolito e diviso in larghi quadretti, che la tradizione Romagnola ha implementato per secoli e secoli fino a diventare prodotto IGP

Le origini del nome della tipica specialità romagnola sono tuttora controverse.
C'è, infatti, chi sostiene che derivi dal termine greco platokis (focaccia), chi, invece, afferma che sia legato ai termine piè/piès, che in dialetto romagnolo significa rassodarsi, o ancora è accreditata l’ipotesi che prenda spunto al nome dell'asse di legno sulla quale si appoggiano i prodotti da forno, chiamata piàdena.

Ciò di cui siamo sicuri è che ogni piadinaro è convinto che la sua sia la vera ricetta vincente: spesso quella della costa molto sottile e friabile, mentre quella dell’entroterra più spessa e morbida

Allo stesso modo possiamo aggiungere che il metodo tradizionale di cottura è sulle braci sopra una piastra liscia in ghisa.
Sappiamo benissimo, infatti, che spesso sono le condizione geografiche e ambientale e le usanze di un territorio a influenzare anche la cultura culinaria.
Non ne fa un eccezione la piadina, vista la disponibilità, nelle provincie di Rimini e Forlì-Cesena, delle braci del camino tutto l’anno.
Le stesse braci, che oltre alla piadina sono alla base della nascita delle varie focacce cotte nella cenere, sono elemento fondamentale per la spianata e la schiacciata romagnola, ma anche per la Piada coi ciccioli nel forlivese, nota come la piè cun i grassul.

Come detto l’impasto è composto rigorosamente da farina, acqua e strutto, anche se ormai è accettata la sostituzione dello strutto anche dall’olio evo, per rendere felice i palati anche dei vegetariani.
Sarà poi compito del committente come ordinarla se salata o dolce, o sotto quale forma dalla più classica a mezzaluna oppure come crescione, ossia ripiegata prima della cottura, o pidaza, la pizza romagnola.

Oltre alla ricetta tradizionale molte varianti sono state inserite nella composizione dell’interno: dal classico formaggio squacquerone anch’esso tipico del territorio con la rucola, insieme a uno dei tanti salumi dell'intera regione.

Ma cosa accompagnare a questa prelibatezza se non un bel rosso di Romagna?

Stiamo parlando del Sanzue’s, ossia il Sangiovese di Romagna: il vino che riassume i colori e i sapori di questa terra ricca e ospitale.
La leggenda vuole che il nome Sangiovese derivi dal Monte Giove, vicino a Sant’Arcangelo di Romagna, dove i monaci sin del primo medioevo producevano un vino rosso che stregò persino Papa Leone XII

Le valli e insenature che si incuneano nell’Appennino, ricche di terreni argillosi e rinfrescate dai venti dell’Adriatico creano condizioni eccellenti per la sua produzione.
Il Sangiovese si trova infatti in tutta la Romagna, ma presenta caratteristiche differenti a seconda della zona.
Ovunque, comunque, la parola d’ordine è freschezza con un richiamo ai sontuosi profumi di frutta sotto spirito e spezie, come i grandi classici alla mora, sottobosco, timo e maggiorana, giusto per citarne alcuni.

Molte sono le cantine che offrono degustazioni partecipando anche agli itinerari suggeriti dalla Strada dei vini che attraversa tutto il territorio romagnolo dalle colline al mare.

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